Sull’altura che domina l’insenatura omonima e quella di
Porto Perone, sono conservati i resti di una villa romana di età
imperiale, distinti in due nuclei ai lati della torre del XVI sec.
d.C. e collegati lungo la linea di costa da un portico in opera incerta
(paramento in blocchetti immersi nella malta cementizia, con faccia
a vista irregolare). Attualmente le due aree, che ricadono in proprietà
demaniale, sono protette con una struttura in tubolari di ferro zincato
con tettoia e rete perimetrale, in parte realizzata con il contributo
della Nuova Italsider negli anni ‘80, ampliata successivamente
dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia. Nel settore ad est
della torre, in cui E. Lattanzi, in seguito agli scavi del 1969-1970,
individuava la pars rustica, ai vani di servizio si affiancano un
piccolo edificio termale e una serie di ambienti residenziali con
pavimento a mosaico policromo, come quelli che prospettano su un atrio
tetrastilo (a quattro colonne), di ordine dorico, al centro del quale
è stato rinvenuto un impluvium (vasca per la raccolta delle
acque piovane), con relativi sistemi per il drenaggio delle acque.
Sul lato opposto dell’atrio si aprono tre piccoli ambienti,
interpretabili come cubico/a (camera da letto), pavimentati in tessellato
di argilla, oggi completamente distrutto. Il settore più vicino
all’insenatura di Porto Saturo comprende un ampio complesso
termale della villa, di cui fanno parte il calidarium (ambiente con
una o più vasche per i bagni caldi), il tepidarium (ambiente
riscaldato a temperatura media) con relative suspensurae (pile di
mattoni usate per sostenere i pavimenti rialzati, creando un’intercapedine
per il passaggio di aria calda), e una grande vasca originariamente
rivestita di marmi bianchi asiatici, anch’essa fornita di un
sistema di riscaldamento ad ipocausto (utilizza l’aria calda
fatta passare sotto il pavimento). Nella stessa zona è stato
trovato un ambiente triabsidato con resti di pavimento in marmo, interpretato
come diaeta, una sala cioè destinata ai banchetti. I resti
attualmente visibili risalgono al III sec. d. C., con continuità
di u fino ad età tardoantica. Il primo impianto della villa
risale, comunque, alla prima età imperiale. Per esigenze di
tutela, sia i pavimenti che gli elementi strutturali più deperibili
sono stati ricoperti.
Testo di Antonietta Dell'Aglio
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:
E. LATTANZI, La villa romana di Porto Saturo, in Cenacolo 973, pp.
43-48.
AA. VV., I Romani preferivano Saturo, Taranto s. d.
A. DELL’AGLIO, Leporano. Alle radici di un territorio, Grottaglie
1993.