Una vasta area di necropoli fu oggetto di indagine da parte della
Soprintendenza Archeologica nel l’agosto del 1955, in connessione
con i lavori di costruzione dell’Istituto salesiano “Maria
Ausiliatrice”, in un’area già di proprietà
Acclavio, a seguito di altre campagne di scavo condotte fortuitamente
fra il 1952 e il 1954.
Attualmente di tutte le tombe riconosciute nel complesso religioso,
sono ancora visibili soltanto due strutture monumentali ipogee,
conservate in un ambiente seminterrato Ausi1iatnice” accessibile
dal corridoio di collegamento, adiacente a via Sardegna, fra i due
cortili interni dell’istituto. L’accesso, in realtà
non molto agevole, attraverso una botola in ferro che si apre all’esterno
sul pavimento immette, per mezzo di una scala in ferro, allo stretto
disimpegno da cui è possibile scendere nella camera funeraria
meridionale e traguardare, con qualche difficoltà, dall’alto
l’attigua camera funeraria, non accessibile in quanto conserva
ancora in situ la porta monolitica in carparo.
Si tratta di due tombe a camera gemme, affiancate e costruite contestualmente,
destinate, quindi, ad uno stesso nucleo familiare. Ad entrambe le
strutture monumentali si accede da est, attraverso un dromos a gradini
nella parte superiore, a scivolo in quella adiacente al piccolo
vestibolo.
In entrambi i vani, il letto funebre (kline) è addossato
alla parete di fondo; poggia su un sostegno a varie traverse e presenta
piedi sagomati a doppia voluta ionica e dipinti, materasso con margini
arrotondati e cuscini alle due estremità. Le pareti delle
due celle sono in parte ricavate nella roccia e in parte costruite
con blocchi squadrati, su cui è dipinta una greca in rosso
e azzurro, all’interno della quale sono inserite rosette a
quattro petali, a colori alternati.
I corredi rinvenuti consentono di inquadrare la sepoltura nell’ultimo
trentennio del IV secolo a.C.
Testo di Antonietta Dell'Aglio
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:
F. TINÈ BERTOCCHI, La pittura funeraria apula 1964, pp. 101-104.