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Tombe
principesche da Rutigliano
Centro della Peucezia,
identificabile con l’antica Azetium, Rutigliano è nota
soprattutto per la sontuosità dei corredi funerari recuperati
in successive campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza Archeologica
della Puglia a partire dal 1976. Ceramiche di importazione dalla
Grecia, alabastri orientali, armature, vasellame in bronzo, gioielli
in oro, fibule d’argento ornate d’ambra costituiscono
la straordinaria suppellettile delle tombe di contrada Purgatorio,
in particolare di quelle riferibili alla fine del VI e al V secolo
a.C.. Tra questi reperti d’eccezione, è il nucleo di ambre
figurate esposte in mostra che, restaurate di recente, vengono offerte
per la prima volta all’attenzione del grande pubblico. Esse
rappresentano i segni distintivi di personaggi di alto rango, detentori
di oggetti di pregio, che nel corso del V secolo a.C. si fanno seppellire
con i simboli del loro potere. L’economia agricola dei territori
peuceti portò rapidamente ad una notevole floridezza economica che
alimentò una rete particolarmente intensa di traffici verso il mondo
ellenico, soprattutto di grano e di altre derrate che venivano scambiate
con prodotti di qualità elevata, ceramiche dall’Attica, bronzi
e armature da Corinto. Relazioni di natura economica basate sullo
scambio sono testimoniate anche con le colonie greche dell’arco
ionico e con le comunità etrusche della Campania, commerci
questi ultimi che, sfruttando le vie fluviali del Sele e dell’Ofanto,
portavano nei territori peuceti vasellame bronzeo e ornamenti di
produzione etrusca. Le tombe esposte sono esempi rilevanti dell’enorme
ricchezza posseduta da personaggi posti ai vertici della comunità
peuceta di Purgatorio, che veniva esibita durante le cerimonie che
accompagnavano la sepoltura attraverso il corredo funerario. Ad
un personaggio maschile, che la presenza del cinturone e delle armi
qualifica come guerriero, deve essere appartenuta la tomba 9, la
cui eccezionalità fu evidente sin dal momento dell’apertura
del sarcofago, nel quale la deposizione appariva "contornata
da fibule in argento decorate da vaghi in ambra". Le tombe
10 e 122 erano destinate, invece, ad esponenti femminili di queste
elites, sepolte con monili di sorprendente bellezza, che potevano
aver costituito la parte più strettamente personale dei beni portati
in dote. I fermatreccia in oro, ritrovati vicino al cranio, dovevano
guarnire un’acconciatura forse complessa, mentre le fibule
d’argento chiudevano la preziosa veste funebre, ricoperta
da pendenti e collane in ambra. Questa volontà di ostentazione,
che dovette evidentemente esercitare forti stimoli sulla produzione
di beni di lusso, non si riscontra nelle colonie greche dell’arco
ionico, contraddistinte in questo periodo da un costume funerario
estremamente sobrio, nel quale, tra l’altro, l’esibizione
di monili in ambra non è mai contemplata.
Pietra solare, l’ambra
è il prodotto della fossilizzazione delle resine di sterminate foreste
di conifere, non ancora identificate con assoluta certezza, che
ricoprivano alcune decine di milioni di anni or sono una zona estesa
dalla Groenlandia agli Urali, comprendente le Isole Britanniche,
il Nord della Francia, la Scandinavia e il Baltico, in un ambiente
a clima caldo umido di tipo subtropicale. Alla fine dell'Oligocene,
questa immensa "foresta ombrifera" fu abbattuta e sommersa
dal mare, forse a causa di sommovimenti sismici. La parte legnosa
subì una decomposizione biologica, mentre il materiale resinoso
iniziò un lento processo di fossilizzazione. Scendendo a
gocce dai rami, la resina aveva imprigionato nel suo lento scivolare
aghi di pino, foglie, gocce d'acqua, frammenti d'ala di insetti,
piccole farfalle fosforescenti. Fossilizzatesi nel corso di millenni,
le gocce, divenute ambra, vennero sepolte da detriti e sabbie e,
intrappolate dai ghiacciai delle ere successive, sospinte sulle
spiagge del Mar Baltico dove si raccolgono in grumi di svariate
forme e dimensioni. La suggestione dell'ambra e la sua origine naturale
sono rispecchiate nel mito legato alla formazione della sostanza:
la tragica impresa di Fetonte, figlio del Sole, che, non riuscendo
a controllare lo slancio dei cavalli alati aggiogati al carro del
padre, precipitò in fiamme nell'Eridano. Le sorelle, le Eliadi,
per il dolore furono trasformate in pioppi
che svettano lungo le rive del fiume e piangono lacrime d'ambra...
L'Eridano viene, anche se in maniera controversa, identificato con
il Po, così come le isole Elettridi, indicate nella mitologia
come il luogo dell'ambra, sono da taluni collocate alle foci di
questo fiume. Non vi è dubbio che gli itinerari mitologici
dell'ambra convergano uniformemente nell'area alto-adriatica, in
stretta analogia con la documentazione archeologica. In questa zona,
infatti, sono attestati sin dall'età preistorica la lavorazione,
lo smistamento e il commercio di ambra grezza proveniente dall'Europa
settentrionale attraverso le vie fluviali segnate dai corsi del
Reno, del Rodano e del Po, ai quali era legata la maggior parte
dei traffici che venivano dalle regioni nordiche. Tra la fine del
VI e nel V secolo a.C. i rinvenimenti di manufatti in ambra si addensano
particolarmente in Daunia, regione corrispondente all'attuale provincia
di Foggia e all'area di Melfi, facente parte della contigua Basilicata.
Il convergere di eccezionali testimonianze in questi territori ha
alimentato l'ipotesi che localizza a Canosa, alla fine del VI e
nel corso del V secolo a.C., botteghe di alto livello specializzate
nella lavorazione delle ambre. In questo centro si sarebbero stabiliti
artigiani provenienti dall'area campana, che avevano dato vitalità
ad una produzione di ambre, influenzata dal mondo etrusco, ma aperta
anche alla suggestione dei modelli ellenici.
Se proprio a questi artigiani furono commissionate le preziose collane
e i pregevoli pendenti di Rutigliano o se per questi monili si debba
pensare ad ateliers ubicati in questo stesso centro o a Ruvo di
Puglia, sono interrogativi che potranno trovare risposta solo da
un esame complessivo della documentazione restituita dalle sepolture
di Rutigliano, ancora oggi in gran parte inedite.
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