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VILLA ROMANA Leporano, Saturo

Età Romana
Antonietta Dell’Aglio

Sull’altura che domina l’insenatura omonima e quella di Porto Perone, sono conservati i resti di una villa romana di età imperiale, distinti in due nuclei ai lati della torre del XVI sec. d.C. e collegati lungo la linea di costa da un portico in opera incerta (paramento in blocchetti immersi nella malta cementizia, con faccia a vista irregolare). Attualmente le due aree, che ricadono in proprietà demaniale, sono protette con una struttura in tubolari di ferro zincato con tettoia e rete perimetrale, in parte realizzata con il contributo della Nuova Italsider negli anni ‘80, ampliata successivamente dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia. Nel settore ad est della torre, in cui E. Lattanzi, in seguito agli scavi del 1969-1970, individuava la pars rustica, ai vani di servizio si affiancano un piccolo edificio termale e una serie di ambienti residenziali con pavimento a mosaico policromo, come quelli che prospettano su un atrio tetrastilo (a quattro colonne), di ordine dorico, al centro del quale è stato rinvenuto un impluvium (vasca per la raccolta delle acque piovane), con relativi sistemi per il drenaggio delle acque. Sul lato opposto dell’atrio si aprono tre piccoli ambienti, interpretabili come cubico/a (camera da letto), pavimentati in tessellato di argilla, oggi completamente distrutto. Il settore più vicino all’insenatura di Porto Saturo comprende un ampio complesso termale della villa, di cui fanno parte il calidarium (ambiente con una o più vasche per i bagni caldi), il tepidarium (ambiente riscaldato a temperatura media) con relative suspensurae (pile di mattoni usate per sostenere i pavimenti rialzati, creando un’intercapedine per il passaggio di aria calda), e una grande vasca originariamente rivestita di marmi bianchi asiatici, anch’essa fornita di un sistema di riscaldamento ad ipocausto (utilizza l’aria calda fatta passare sotto il pavimento). Nella stessa zona è stato trovato un ambiente triabsidato con resti di pavimento in marmo, interpretato come diaeta, una sala cioè destinata ai banchetti. I resti attualmente visibili risalgono al III sec. d. C., con continuità di u fino ad età tardoantica. Il primo impianto della villa risale, comunque, alla prima età imperiale. Per esigenze di tutela, sia i pavimenti che gli elementi strutturali più deperibili sono stati ricoperti.

BIBLIOGRAFIA:
E. LATTANZI, La villa romana di Porto Saturo, in Cenacolo 973, pp. 43-48.
AA. VV., I Romani preferivano Saturo, Taranto s. d.
A. DELL’AGLIO, Leporano. Alle radici di un territorio, Grottaglie 1993.


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