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TOMBA A CAMERA Taranto, via F. Crispi

Età Arcaica

Enzo Lippolis

Una grande tomba a camera con sette sarcofagi attualmente conservata in un ambiente a piano terra all’interno della Scuola Media “G. Mazzini”, all’angolo fra le vie Pitagora e F. Crispi, fu rinvenuta e scavata in due fasi, nel maggio del 1917 e tra il 2 ed il 5 marzo del 1921. Si tratta del maggiore monumento dell’architettura funeraria tarantina di età arcaica (fine VI — inizi V secolo a.C.); di pianta quadrangolare, era interamente costruita in opera quadrata e pavimentata con blocchi dicarparo locale; la copertura, mancante al momento della scoperta, era probabilmente realizzata in lastroni e architravi di carparo e sostenuta da due colonne doriche disposte sull’asse centrale del vano.
Ipogei funerari di età arcaica di questo tipo sono poco diffusi in tutto il mondo greco; nel nostro caso, lo spazio è stato concepito ad imitazione di un andrò,i, la sala da banchetto riservata agli uomini nella casa greca di età arcaica, all’interno del quale si trovavano le klinai (letti) addossate alle pareti, spesso nel numero di cinque o sette. Il resto dell’arredo era costituito da piccole trape (tavole basse) e dal vasellame, in ceramica e in bronzo, relativo al banchetto stesso ed in particolare al consumo del vino.
La tomba a camera di via F. Crispi costituisce una vera e propria replica di un andrò,i reale: in stretta analogia con quest’ultimo ritroviamo la porta di accesso fuori asse per agevolare l’alloggiamento dei sette sarcofagi che, come le klinai, sono accostati tutt’intorno alle pareti, a perpetuare nella struttura tombale il tipo di rapporto che li identificava in vita, utilizzando una soluzione simbolica, quella dell’andròn, chiaramente allusiva del loro status (livello sociale).
Il ricco corredo di accompagnamento, esposto nel Museo Nazionale di Taranto, rinvenuto all’esterno ed all’interno dei sarcofagi, definisce, così, in maniera completa il modello rappresentativo della cultura aristocratica tarantina: atletismo e banchetto sono gli aspetti esibiti nella maniera più esplicita. Del primo, gli oggetti più caratterizzanti sono lo strigile (attrezzo per detergersi) e l’alabastro,i (contenitore di alabastro per oli profumati): la pratica del banchetto è documentata da vasi che servivano a contenere il vino (crateri), a versarlo (oinochoai), a conservare l’acqua con cui miscelarlo.

BIBLIOGRAFIA:
F. G. LO PORTO, Tombe di atleti tarentini, in Atti e Memorie della Società Magna Grecia, N.S. 8, 1967, pp. 31-98.
E. LIPPOLIS, Taranto, tomba a camera: crateri attici a figure nere, in AA. VV., Vecchi scavi, Nuovi restauri, Taranto 1991 , pp. 37—50. E. LIPPOLIS, in Atleti e guerrieri. 1radi aristocratiche a Taranto tra VI e V sec, a.C. (Catalogo (lei Museo Nazionale Archeologico di Taranto 1,3), Taranto 1997, pp. 288- 304, n. 81.


 



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