Statua in marmo; altezza m 1,51.
Una guida del Museo Pergamon [3] riporta la dicitura:
"Da Taranto; acquistata nel 1915 sul mercato d'arte di Parigi".
In un articolo pubblicato sulla rivista Magna Graecia [4] Madeleine
Mertens-Horn riporta alcune circostanze relative al suo ritrovamento a
Taranto.
Interpretazione
La statua della dea assisa in trono fu realizzata intorno al 460 a.C.. Nella realizzazione artistica viene
alla luce, riconoscibile nel ritmo che anima le forme della figura e le
vesti, il passaggio dall'epoca tardo-arcaica a quella classica.
L'interpretazione che si tratti di una dea è determinata dalla
posizione solenne in cui la figura siede, ma anche dagli oggetti
che probabilmente teneva fra le mani.
Se ci basiamo sull'osservazione
di una figura in terracotta, simile alla statua, che possiamo vedere
esposta in una vetrina vicina, la dea potrebbe aver tenuto nella mano
destra una coppa per il sacrificio, e nella sinistra forse un alàbastron -
recipiente per unguenti - oppure un frutto, forse una melagrana. Questi
oggetti sono tipici attributi della dea Persefone.
Questa interpretazione, però, non è condivisa da tutti
gli studiosi. Nell'articolo citato,
M. Mertens-Horn propone l'identificazione con la dea Afrodite sulla
base di elementi dell'acconciatura e dell'abbigliamento.
Disposizione e ornamenti
La figura della dea non occupa tutto lo spazio offerto dal trono a
quattro gambe, il cui schienale sale fino alla testa della figura
stessa. Solo guardando di lato si possono notare l'imbottitura del
sedile e come sia fatto lo schienale della spalliera che sostiene la
dea.
L'alto sgabello poggiapiedi e il trono imitano una costruzione in
legno.
Se osservate il lato anteriore del trono potrete notare nella
parte inferiore del sedile, vicino alla gamba sinistra, qualcosa di
particolare. Qui si sono conservati dei pallidi resti di un
abbellimento a colori con palmette. Di conseguenza è lecito
supporre che il tutto fosse
dipinto a colori.
Era presente anche un ornamento di metallo. Tracce di una tale
applicazione in metallo e dei fori sono chiaramente riconoscibili sul
diadema che corona il capo della dea e sulle sue orecchie.
Il ritmo della figura
Le braccia
della dea non riposano sui braccioli del trono: collocazione delle
braccia e posizione dei piedi testimoniano, al contrario, il ritmo
oscillante che movimenta la figura, facendola sembrare non rigida e
immobile nella posizione seduta.
Le pieghe della veste che si sovrappongono l'una all'altra di piatto
nell'arcaico mantello sghembo e la lunga tunica rivelano, aderendovi,
le forme del corpo. L'insieme delle pieghe non è casuale: al
contrario, sostiene con un ben ordinato ritmo di linee l'aspetto pieno
di dignità che caratterizza la figura.
Il sorriso della dea
In particolare, colpisce
l'effetto che riesce a produrre l'espressione del viso della dea: una
calma soave, quasi carica di allegria, severità e al tempo
stesso dolcezza, segnano i lineamenti del volto. Il sorriso tipico
dell'epoca arcaica è scomparso, ma la pettinatura ricorda ancora
decisamente le acconciature portate dalle chorai arcaiche.
Approfondimenti
Articolo tratto dal Catalogo del Museo Nazionale Archeologico di Taranto [1].
L'articolo di Madeleine Mertens-Horn [4] è un ulteriore
contributo alla conoscenza della statua della dea di Taranto.
Bibliografia essenziale
- Catalogo del Museo Nazionale Archeologico di Taranto. IV, 1 Taranto - La Scultura in Marmo e in Pietra, di R. Belli Pasqua, IIa Statua della Dea in Trono, pp. 39-43;
- Pergamon Museum, Berlino, Audioguida in lingua italiana, brano n.182;
- M. Kunze, L. Jakob-Rost, E. Klengel-Brandt, J. Marzahn, Ralf-B. Wartke, Guida Breve del Museo di Pergamo - Collezione di Arte Antica, Traduzione italiana, pag.16, Edizioni Philipp von Zabern, 1995;
- M. Mertens-Horn, La Dea Seduta di Taranto a Berlino: "Thalàmon ànassa", Magna Graecia, Anno XXXVI, n.3-4, luglio-dicembre 2001, pagg.1-4.