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L’impiego che i Greci facevano degli oggetti e degli utensili della vita
quotidiana non è molto diverso da quello di noi moderni, anche se sono cambiati
molti materiali e la destinazione d’uso.
Non esistono più i vasi rituali (rython), le lampade ad olio e non si fa uso
del bronzo per secchi, vassoi o coppe eppure, a ben guardare, gran parte degli oggetti
e delle suppellettili che si trovavano nelle case greche sono ancora oggi al loro posto.
I grandi vasi dipinti, che oggi ammiriamo nei musei, non erano usati comunemente, ma servivano
a dar prestigio alla casa ed erano messi in uso solo nelle grandi occasioni. Ce n’erano
di ogni tipo e dimensione, ognuno con la sua forma e uso particolare: i grandi crateri
servivano a miscelare acqua e vino; varie coppe (kylix, kantharos, skyphos, ecc.)
avevano la funzione dei nostri bicchieri;
le anfore, secondo i tipi, servivano a contenere olio, vino, acqua, farina, legumi. C’erano
vasetti per profumi e anche l’amis, il vaso da notte.
L’interno della casa greca era piuttosto spoglio perchè i mobili erano pochi e
quelli di pregio venivano conservati nei magazzini in attesa di qualche solennità
familiare. C’erano divani per banchetto che servivano anche per dormire, tavoli sui quali
si poggiavano i cibi, sedie, sgabelli e, soprattutto, un gran numero di cassapanche e bauli
per riporre indumenti, coperte e biancheria. Nel gineceo non mancava mai il telaio e, nella
camera padronale, c’era sempre la toletta con cofanetto per il trucco, specchio, brocca e
bacinella. Lampade di terracotta o di bronzo erano scarse in tutte le stanze che erano riscaldate
da braceri.
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