|
I giochi all'aperto con i coetanei sono da sempre quelli piú
divertenti. È sorprendente, ma allo stesso tempo rassicurante,
osservare come tanti fra i passatempi attuali sono gli stessi dei
bambini dell'antichità. Le numerose testimonianze desunte
da rappresentazioni artistiche di periodo greco e romano, confrontate
con le notizie tratte dalle fonti letterarie antiche, ci dicono
che giocare a nascondino o a mosca cieca, saltare alla cavallina,
divertirsi a fare i soldati o i gladiatori, "come i grandi",
era usuale anche per un bambino della Roma imperiale.
Fra gli intramontabili compagni di gioco di tutte le epoche figurano
gli animali: oche, papere, galli, galline, cani, colombe, gatti
e topolini accompagnavano i bambini nei loro giochi e nelle loro
fantasie.
Nei rilievi funerari greci e romani i bambini vengono spesso raffigurati
con gli animali che in vita avevano amato; anche nelle rappresentazioni
della ceramica attica figurata e nella coroplastica greca e magno-greca
compaiono scene di gioco fra fanciulli e animali.
Tale preferenza si riflette nei numerosi giocattoli in terracotta,
rinvenuti in tombe,infantili, raffiguranti ogni genere di animali:
dal topo al gallo, dal cavallo alla tartaruga.
Il repertorio figurativo muta anche in relazione al luogo di produzione,
questi oggetti infatti erano diffusi in tutto il Mediterraneo anche
in civiltà precedenti a quella greca. Animali giocattolo risalenti
al III millennio a. C. sono stati ritrovati in Mesopotamia; ricca
è anche la documentazione proveniente dalle tombe egiziane.
Alcuni di questi giocattoli erano montati su ruote, altri avevano
parti semoventi e fori passanti, che servivano a fissare una cordicella
e a trascinare i piccoli animali quasi come se fossero veri. Non sempre
si sono conservati i colori che originariamente li decoravano.
Le testimonianze tarantine si concentrano soprattutto nelle sepolture
di periodo ellenistico-romano, rare infatti sono le attestazioni in
tombe infantili di periodo arcaico. Maialini, cani, cinghialetti,
bovini, volatili: il loro costo doveva essere basso e, in caso di
rottura, potevano essere rimpiazzati facilmente acquistandone uno
simile.
Da una cisterna antica rinvenuta a Taranto proviene una matrice, raffigurante
un piccolo cinghiale, usata da un ceramista greco per la produzione
in serie di questi oggetti.
Anche carretti e carrettini dovevano esercitare un innegabile fascino.
Le testimonianze antiche ci mostrano spesso fanciulli che trasportano
oggetti su rudimentali carrettini di legno o che si divertono a viaggiarvi
sopra. Racconta un tenero papà vissuto più di duemila anni fa:
avevi sei anni, balbettavi ancora, e con il primo obolo che guadagnai
da giudice, ti comperai un carrettino alla festa delle Diasie, facendo
riferimento alle feste che si tenevano ad Atene in onore di Zeus Meilìchios
(benigno).
|