La campagna di scavo nelle acque
antistanti Punta del Serrone a Brindisi
si concluse con il recupero di due sculture in bronzo che erano
state disincagliate da un ´roccione´, che supera di tre metri il piano dei fondali.
Nelle ore immediatamente successive all´ emersione le due statue furono trasportate
nelle condizioni di giacitura,
ossia permanentemente bagnate con acqua di mare, presso il Centro di Restauro
della Soprintendenza archeologica per la Toscana.
Già nel corso dello scavo una delle due sculture, un torso virile nudo ma
in origine panneggiato intorno al bacino, veniva confrontato con le statue dei
personaggi romani che in età tardoellenistica amavano farsi rappresentare
in nudità eroica ed alla stessa epoca rimandava anche il trattamento anatomico.
Fu allora anche ipotizzata l´appartenenza al torso di una testa virile
con barbuta, recuperata dal Servizio Tecnico per l´ Archeologia Subacquea nel corso di
prospezioni preliminari allo scavo e già sottoposta, a cura dell´Istituto Centrale
per il Restauro di Roma, ai primi trattamenti conservativi.
´Leale e altero´ veniva definito da Plutarco Lucio Emilio Paolo, il console romano
che nel 168 a.C., ´nel pieno vigore fisico´ dell´ età matura ( Vita di Emilio, 11 " Il, 6 ),
trionfò nella guerra di Macedonia.
Tutte le caratteristiche fisiche e morali, ricavabili dalle fonti scritte e
dai monumenti conservati,si riscontrano nella statua bronzea, in cui, però, sembra
desumersi anche un atteggiamento di dolore per la morte dei due figli di Emilio
Paolo subito dopo il trionfo. La barbula sul volto rappresenterebbe proprio il
segno del lutto. La scultura, creata da un artista di origine asiana, costituirebbe
il monumento eretto a Roma per celebrare il trionfo, successivamente replicata in marmo
per rappresentare altri personaggi, con il torso nudo e coperto nella parte inferiore da
un panneggio che risaliva verso l´anca sinistra e veniva sorretto dall´avambraccio.
La statua di bronzo sarebbe stata comunque trasportata successivamente in un altro
luogo, come proverebbe lo presenza di un kappa e di una epsilon lunata (corrispondente
nella numerazione greca a 25),incisa sulla spalla destra, in corrispondenza della base
del collo, a scopo di inventario di una raccolta di statue in un edificio pubblico.
A Roma tali annotazioni seguivano lo numerazione latina e, pertanto, è stata avanzata
l´ipotesi che il luogo di provenienza, dopo Roma, potrebbe essere stato Costantinopoli.
Il restauro della scultura,già ultimato nel 1995, che ha messo in evidenza lo presenza
di perforazioni, fratture e schiacciamenti, provocati intenzionalmente per infrangere
lo statua, ne ha consentito lo studio e lo presentazione al pubblico in più occasioni.
La statua di personaggio togato viene oggi per lo prima volta esposta al pubblico.
Il restauro ultimato consente ora,seppure preliminarmente ad un completo studio
iconografico successivo, che potrà consentire una maggiore puntualizzazione cronologico,
di poter inquadrare lo statua. In età tardorepubblicana romana (seconda metà Il-I secolo a.c.).
Un precedente illustre nella scultura bronzeo è costituito dalla statua di Aule Meteli,
datata di recente nella prima metà del Il secolo a.c. e conservata al Museo Archeologico di
Firenze, con toga più corta e meno drappeggiata.
Il civis romanus rappresentato nella statua da Punta del Serrone, certo un personaggio pubblico,
indossa, sulla tunica, lo toga detta exigua, sostituita poi in età augustea da una più lunga
e più ampia,dal ricco drappeggio.Viene rappresentato non impegnato in alcuna azione,con
il braccio destro piegato al gomito e con lo mano corrispondente che trattiene il balteus,
il drappeggio che attraversa diagonalmente il petto.
La capigliatura baroccheggiante, con lunghe e pesanti ciocche che scendono sin sulla nuca,
lo struttura compatta della testa, lo resa degli occhi. in cui dovevano essere inserite le pupille
in altro materiale ,sono tutti elementi che trovano confronti nella statuaria, anche in terracotta,
dell´arte centroitalica del periodo tardorepubblicano romano.