ORNARSI D’AMBRA

Testi di Laura Masiello
Convento di S.Domenico
Allestimento di Cristina Scialpi

ambra figurataambra figurataambra figurataambra figurata

Tombe principesche da Rutigliano

Centro della Peucezia, identificabile con l’antica Azetium, Rutigliano è nota soprattutto per la sontuosità dei corredi funerari recuperati in successive campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia a partire dal 1976. Ceramiche di importazione dalla Grecia, alabastri orientali, armature, vasellame in bronzo, gioielli in oro, fibule d’argento ornate d’ambra costituiscono la straordinaria suppellettile delle tombe di contrada Purgatorio, in particolare di quelle riferibili alla fine del VI e al V secolo a.C.. Tra questi reperti d’eccezione, è il nucleo di ambre figurate esposte in mostra che, restaurate di recente, vengono offerte per la prima volta all’attenzione del grande pubblico. Esse rappresentano i segni distintivi di personaggi di alto rango, detentori di oggetti di pregio, che nel corso del V secolo a.C. si fanno seppellire con i simboli del loro potere. L’economia agricola dei territori peuceti portò rapidamente ad una notevole floridezza economica che alimentò una rete particolarmente intensa di traffici verso il mondo ellenico, soprattutto di grano e di altre derrate che venivano scambiate con prodotti di qualità elevata, ceramiche dall’Attica, bronzi e armature da Corinto. Relazioni di natura economica basate sullo scambio sono testimoniate anche con le colonie greche dell’arco ionico e con le comunità etrusche della Campania, commerci questi ultimi che, sfruttando le vie fluviali del Sele e dell’Ofanto, portavano nei territori peuceti vasellame bronzeo e ornamenti di produzione etrusca. Le tombe esposte sono esempi rilevanti dell’enorme ricchezza posseduta da personaggi posti ai vertici della comunità peuceta di Purgatorio, che veniva esibita durante le cerimonie che accompagnavano la sepoltura attraverso il corredo funerario. Ad un personaggio maschile, che la presenza del cinturone e delle armi qualifica come guerriero, deve essere appartenuta la tomba 9, la cui eccezionalità fu evidente sin dal momento dell’apertura del sarcofago, nel quale la deposizione appariva “contornata da fibule in argento decorate da vaghi in ambra”. Le tombe 10 e 122 erano destinate, invece, ad esponenti femminili di queste elites, sepolte con monili di sorprendente bellezza, che potevano aver costituito la parte più strettamente personale dei beni portati in dote. I fermatreccia in oro, ritrovati vicino al cranio, dovevano guarnire un’acconciatura forse complessa, mentre le fibule d’argento chiudevano la preziosa veste funebre, ricoperta da pendenti e collane in ambra. Questa volontà di ostentazione, che dovette evidentemente esercitare forti stimoli sulla produzione di beni di lusso, non si riscontra nelle colonie greche dell’arco ionico, contraddistinte in questo periodo da un costume funerario estremamente sobrio, nel quale, tra l’altro, l’esibizione di monili in ambra non è mai contemplata.

Pietra solare, l’ambra è il prodotto della fossilizzazione delle resine di sterminate foreste di conifere, non ancora identificate con assoluta certezza, che ricoprivano alcune decine di milioni di anni or sono una zona estesa dalla Groenlandia agli Urali, comprendente le Isole Britanniche, il Nord della Francia, la Scandinavia e il Baltico, in un ambiente a clima caldo umido di tipo subtropicale. Alla fine dell’Oligocene, questa immensa “foresta ombrifera” fu abbattuta e sommersa dal mare, forse a causa di sommovimenti sismici. La parte legnosa subì una decomposizione biologica, mentre il materiale resinoso iniziò un lento processo di fossilizzazione. Scendendo a gocce dai rami, la resina aveva imprigionato nel suo lento scivolare aghi di pino, foglie, gocce d’acqua, frammenti d’ala di insetti, piccole farfalle fosforescenti. Fossilizzatesi nel corso di millenni, le gocce, divenute ambra, vennero sepolte da detriti e sabbie e, intrappolate dai ghiacciai delle ere successive, sospinte sulle spiagge del Mar Baltico dove si raccolgono in grumi di svariate forme e dimensioni. La suggestione dell’ambra e la sua origine naturale sono rispecchiate nel mito legato alla formazione della sostanza: la tragica impresa di Fetonte, figlio del Sole, che, non riuscendo a controllare lo slancio dei cavalli alati aggiogati al carro del padre, precipitò in fiamme nell’Eridano. Le sorelle, le Eliadi, per il dolore furono trasformate in pioppi che svettano lungo le rive del fiume e piangono lacrime d’ambra… L’Eridano viene, anche se in maniera controversa, identificato con il Po, così come le isole Elettridi, indicate nella mitologia come il luogo dell’ambra, sono da taluni collocate alle foci di questo fiume. Non vi è dubbio che gli itinerari mitologici dell’ambra convergano uniformemente nell’area alto-adriatica, in stretta analogia con la documentazione archeologica. In questa zona, infatti, sono attestati sin dall’età preistorica la lavorazione, lo smistamento e il commercio di ambra grezza proveniente dall’Europa settentrionale attraverso le vie fluviali segnate dai corsi del Reno, del Rodano e del Po, ai quali era legata la maggior parte dei traffici che venivano dalle regioni nordiche. Tra la fine del VI e nel V secolo a.C. i rinvenimenti di manufatti in ambra si addensano particolarmente in Daunia, regione corrispondente all’attuale provincia di Foggia e all’area di Melfi, facente parte della contigua Basilicata. Il convergere di eccezionali testimonianze in questi territori ha alimentato l’ipotesi che localizza a Canosa, alla fine del VI e nel corso del V secolo a.C., botteghe di alto livello specializzate nella lavorazione delle ambre. In questo centro si sarebbero stabiliti artigiani provenienti dall’area campana, che avevano dato vitalità ad una produzione di ambre, influenzata dal mondo etrusco, ma aperta anche alla suggestione dei modelli ellenici.

Se proprio a questi artigiani furono commissionate le preziose collane e i pregevoli pendenti di Rutigliano o se per questi monili si debba pensare ad ateliers ubicati in questo stesso centro o a Ruvo di Puglia, sono interrogativi che potranno trovare risposta solo da un esame complessivo della documentazione restituita dalle sepolture di Rutigliano, ancora oggi in gran parte inedite.

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