Museo Nazionale Archeologico di Taranto  
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TESTIMONIANZE E REPERTI

frammento scritto nel sistema di notazione vocale
Frammento di (probabilmente) due canti, scritto nel sistema di notazione vocale


frammento scritto nel sistema di notazione strumentale
Frammento contenente alcune righe parzialmente conservate, scritte nel sistema di notazione strumentale, probabilmente per aulòs


(da classics.uc.edu/music/index.html)

Mentre sopravvivono ammirabili testimonianze della cultura ellenica in ambito architettonico e letterario, non ci è pervenuto quasi nulla delle numerose composizioni musicali ricordate dalle fonti antiche; nonostante la musica in Grecia fosse una vera istituzione, ne rimangono solo rari frammenti conservatisi per caso su papiro o marmo. Questi frammenti, assieme ad alcuni documenti copiati nel Medioevo, nel Rinascimento ed in epoca barocca, e ai trattati sull’armonia in greco e latino, giunti sino a noi, ci permettono di intravedere alcune caratteristiche formali delle melodie greche, per quanto non sarà mai più possibile cogliere, se non in modo assai sbiadito e approssimativo, il significato emotivo, religioso e sociale che l’intero fenomeno musicale rappresentò nel mondo antico. Infatti, alcuni frammenti sopravvissuti, scritti in una notazione relativamente tarda, non forniscono informazioni adeguate che consentano una ricostruzione certa; inoltre, i rari reperti di strumenti antichi pervenuti non sono suonabili, così che la nostra comprensione di come la musica fosse veramente può basarsi solamente sull’analisi di come potesse essere l’acustica di strumenti costruiti come quelli giunti sino a noi o descritti dalle fonti.
Sono sopravvissute una trentina di melodie o collezioni di melodie, alcune passate attraverso la tradizione medievale. Cinque di esse sono pervenute sotto forma di iscrizioni su pietra; le altre su papiri, molti dei quali sono stati pubblicati solo recentemente. La maggior parte sono molto frammentari, costituiti da poche note e qualche frase qua e là.
I pochissimi frammenti che ci sono giunti appartengono tutti all’età postclassica, ad eccezione di un frammento del primo stasimo dell'Oreste di Euripide (pervenuto su un papiro di età romana, per cui la datazione della musica è discussa). Degli altri frammenti pervenuti fanno parte due inni delfici ad Apollo (130 e 128 a. C.), l'epitaffio di Sicilo (sec. I d. C.), alcuni frammenti strumentali e due inni a Elio e a Nemesi attribuiti a Mesomede (sec. II d. C.) e nel sec. XVI pubblicati da V. Galilei, la cui musica secondo alcuni studiosi è però una ricostruzione di un dotto bizantino. Molto dubbia è l’autenticità dell’inizio di un’ode pitica di Pindaro pubblicata da A. Kircher nel 1650.


(da:
A. D’Amicis, L’arte delle Muse, Spazio M.Ar.Ta., Taranto, 1999;
Music of Ancient Greece, www.rakkav.com/kdhinc/pdf/mga_booklet.pdf;
I. Nikolaos, homoecumenicus.com/ioannidis_music_ancient_greeks.htm;
classics.uc.edu/music/index.html;
www.satyrnet.it/ellade/musica.htm)

 

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