Museo Nazionale Archeologico di Taranto  
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IL RESTAURO DELLA STATUA DI EMILIO PAOLO

Tra i materiali facenti parte del recupero dei primi reperti bronzei compariva una testa maschile barbata, di buona produzione fusoria. Al momento del rinvenimento presentava condizioni di conservazione differenziate, dovute al tipo di giacitura sul fondale marino.

La parte sinistra del volto, in parte immersa nella sabbia, parzialmente ricoperta da una patina verde composta da shoenfliesite e paratacamite, era fortemente abrasa dall´ azione meccanica dell´ acqua e della sabbia. La parte destra, caratterizzata da una patina marrone compatta, lucente, composta prevalentemente da shoenfliesite e cassiterite, conservava in buona parte lo superficie originaria.

Erano presenti, inoltre, paracatamite e carbonato di piombo. Tenaci incrostazioni marine erano riscontrabili sia sulla superficie esterna sia, soprattutto, all´interno. Il collo presentava tracce della saldatura. La testa è stata fusa in un unico getto di fusione, in lega binario rame-stagno.

Il reperto è stato sottoposto ad una pulitura meccanica, effettuata con bisturi e trapano odontotecnico, nonchè con apparecchio ad ultrasuoni.

All´interno era presente un sottile strato di terra di fusione, che è stato rimosso. Tale terra è stata sottoposta ad indagini di caratterizzazione e ad analisi di termoluminescenza, che ha offerto una dotazione coerente ai dati stilistici.

Dopo lo pulitura sono stati effettuati lavaggi intensivi ad immersione in acqua demineralizzata, con controllo della conducibilità dei sali totali e dei cloruri soluti mediante clorotesi.
Durante l´intervento di restauro si è evidenziata la corrispondenza delle linee di frattura tra il collo del ´Principe´ e il torso che, al momento del recupero, era stato affidato al Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologico per lo Toscana. L´Istituto Centrale per il Restauro ha quindi realizzato un calco parziale della testa finalizzato alla verifica della pertinenza della testa al torso.

di Giovanna de Palma

Il torso virile, trasportato presso il Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologica della Toscana nelle condizioni di rinvenimento,ossia permanentemente bagnato, è stato immediatamente immerso in vasche con acqua demineralizzata. E´ così iniziato un primo, lungo processo di desalinizzazione, con periodico ricambio dell´acqua e costante controllo della conducibilità ed acidità della medesima.

Per la scultura è stata appositamente progettata e realizzata una vasca, munita di un carrello elevatore oleopneumatico, che permettesse di operare sul reperto mantenendolo il più possibile immerso, o comunque bagnato. Tale scelta, deliberata fin dall´inizio, fu motivata da due principali ordini di ragioni: in primo luogo,un essiccamento incontrollato delle spesse e voluminose concrezioni ed incrostazioni calcaree avrebbe potuto causare, nel ritiro, danni al metallo ove presenti cricche e fratture; in secondo luogo, e nella stessa ottica di precauzione, con l´intento di attutire e ridurre le vibrazioni e le scosse causate dagli strumenti.

Secondo questa metodologia, sono iniziati i saggi di pulitura, procedendo dalle parti più ricoperte dalle masse calcaree, sia originate da organismi marini che da sedimenti inorganici: lo prima, sommaria pulitura è stata effettuata con microscalpello pneumatico, con interventi alla mano ( la cui posizione era pressochè illeggibile), quindi al fianco sinistro, ove veniva asportato un volume di madrepora particolarmente consistente, lo zona pubica, ove si evidenziava ex novo lo resa del pelo,ed infine il fianco destro.

Durante questi interventi secondo lo metodologia sopra esposta, quando il reperto veniva tenuto emerso sì provvedeva a bagnarlo costantemente con un sistema di pompaggio che riciclava l´acqua demineralizzata della vasca.

Si poteva così procedere a11´ esplorazione dell´interno del medesimo ed al suo svuota mento fino alla mano compresa, operazione non facile ma efficacemente risolta mediante l´impiego di piccole frese (alcune delle quali realizzate appositamente) azionate a distanza con un flessibile; la loro opera era guidata e documentata costantemente da una microtelecamera corredata da fibra ottica, che permetteva di seguirne l´impiego sul videomicroscopio.

A questa fase dell´intervento è corrisposta un´ampia campagna di documentazione analitica; oltre all´ esame radiografico, che ha subito permesso di acquisire sia i dati relativi alia tecnologia di fabbricazione che quelii necessari all´accertamento delio stato di conservazione delia matrice metallica, sono stati effettuati i prelievi e gli esami finalizzati a tutte quelle analisi chimico-fisiche, che costituiscono ormai una prassi standardizzata nell´ ambito di un´ indagine completa su grandi bronzi antichi.

La pulitura definitiva è stata condotta, sempre per via meccanica, spesso con caduta di acqua demineralizzata, ed è stata estesa anche alle superfici interne, non solo a fini conservativi, ma anche perchè in tale parte più che altrove sono meglio leggibili alcuni dati relativi alia tecnologia antica di fabbricazione ed in particolare al trattamento delie cere.

Al termine dell´intervento si è provveduto a realizzare un supporto per la scultura, progettato in modo da tener conto delle delicate problematiche strutturali del pezzo.

Da ultimo, si è rimontato sullo stesso supporto la testa del cosiddetto Principe elienistico,riconosciuta come ritratto del console Lucio Emilio Paolo, oggetto, nel frattempo, di intervento conservativo presso l´Istituto Centrale per il Restauro.

di Mario Cygielman
Giuliano De Marinis
Mario lozzo

torso virile disincagliato dal roccione
reperti rinventuti nel luglio del 92
pulitura del torso
torso installato su supporto
statua di Emilio Paolo dopo il restauro
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