Tra i materiali facenti parte del recupero dei primi reperti bronzei compariva una testa maschile barbata,
di buona produzione fusoria. Al momento del rinvenimento presentava condizioni di conservazione differenziate,
dovute al tipo di giacitura sul fondale marino.
La parte sinistra del volto, in parte immersa nella sabbia, parzialmente ricoperta da una patina verde composta da
shoenfliesite e paratacamite, era fortemente abrasa dall´ azione meccanica dell´ acqua e della sabbia. La parte destra,
caratterizzata da una patina marrone compatta, lucente, composta prevalentemente da shoenfliesite e cassiterite,
conservava in buona parte lo superficie originaria.
Erano presenti, inoltre, paracatamite e carbonato di piombo. Tenaci incrostazioni marine erano riscontrabili sia sulla
superficie esterna sia, soprattutto, all´interno. Il collo presentava tracce della saldatura. La testa è stata fusa
in un unico getto di fusione, in lega binario rame-stagno.
Il reperto è stato sottoposto ad una pulitura meccanica, effettuata con bisturi e trapano odontotecnico,
nonchè con apparecchio ad ultrasuoni.
All´interno era presente un sottile strato di terra di fusione, che è stato rimosso. Tale terra è stata sottoposta
ad indagini di caratterizzazione e ad analisi di termoluminescenza, che ha offerto una dotazione coerente
ai dati stilistici.
Dopo lo pulitura sono stati effettuati lavaggi intensivi ad immersione in acqua demineralizzata, con controllo
della conducibilità dei sali totali e dei cloruri soluti mediante clorotesi.
Durante l´intervento di restauro si è evidenziata la corrispondenza delle linee di frattura tra il collo del ´Principe´
e il torso che, al momento del recupero, era stato affidato al Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologico
per lo Toscana. L´Istituto Centrale per il Restauro ha quindi realizzato un calco parziale della testa finalizzato
alla verifica della pertinenza della testa al torso.
di Giovanna de Palma
Il torso virile, trasportato presso il Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologica della Toscana nelle
condizioni di rinvenimento,ossia permanentemente bagnato, è stato immediatamente immerso in vasche con acqua
demineralizzata. E´ così iniziato un primo, lungo processo di desalinizzazione, con periodico ricambio dell´acqua
e costante controllo della conducibilità ed acidità della medesima.
Per la scultura è stata appositamente progettata e realizzata una vasca, munita di un carrello elevatore oleopneumatico,
che permettesse di operare sul reperto mantenendolo il più possibile immerso, o comunque bagnato. Tale scelta, deliberata
fin dall´inizio, fu motivata da due principali ordini di ragioni: in primo luogo,un essiccamento incontrollato delle spesse
e voluminose concrezioni ed incrostazioni calcaree avrebbe potuto causare, nel ritiro, danni al metallo ove presenti
cricche e fratture; in secondo luogo, e nella stessa ottica di precauzione, con l´intento di attutire e ridurre le
vibrazioni e le scosse causate dagli strumenti.
Secondo questa metodologia, sono iniziati i saggi di pulitura, procedendo dalle parti più ricoperte dalle masse calcaree,
sia originate da organismi marini che da sedimenti inorganici: lo prima, sommaria pulitura è stata effettuata con
microscalpello pneumatico, con interventi alla mano ( la cui posizione era pressochè illeggibile), quindi al fianco
sinistro, ove veniva asportato un volume di madrepora particolarmente consistente, lo zona pubica, ove si evidenziava
ex novo lo resa del pelo,ed infine il fianco destro.
Durante questi interventi secondo lo metodologia sopra esposta,
quando il reperto veniva tenuto emerso sì provvedeva a bagnarlo costantemente con un sistema di pompaggio che riciclava
l´acqua demineralizzata della vasca.
Si poteva così procedere a11´ esplorazione dell´interno del medesimo ed al suo svuota mento fino alla mano compresa,
operazione non facile ma efficacemente risolta mediante l´impiego di piccole frese (alcune delle quali
realizzate appositamente) azionate a distanza con un flessibile; la loro opera era guidata e documentata costantemente
da una microtelecamera corredata da fibra ottica, che permetteva di seguirne l´impiego sul videomicroscopio.
A questa fase dell´intervento è corrisposta un´ampia campagna di documentazione analitica; oltre all´ esame radiografico,
che ha subito permesso di acquisire sia i dati relativi alia tecnologia di fabbricazione che quelii necessari
all´accertamento delio stato di conservazione delia matrice metallica, sono stati effettuati i prelievi e
gli esami finalizzati a tutte quelle analisi chimico-fisiche, che costituiscono ormai una prassi standardizzata
nell´ ambito di un´ indagine completa su grandi bronzi antichi.
La pulitura definitiva è stata condotta, sempre per via meccanica, spesso con caduta di acqua demineralizzata,
ed è stata estesa anche alle superfici interne, non solo a fini conservativi, ma anche perchè in tale parte più
che altrove sono meglio leggibili alcuni dati relativi alia tecnologia antica di fabbricazione ed in particolare
al trattamento delie cere.
Al termine dell´intervento si è provveduto a realizzare un supporto per la scultura, progettato in modo da
tener conto delle delicate problematiche strutturali del pezzo.
Da ultimo, si è rimontato sullo stesso supporto la testa del cosiddetto Principe elienistico,riconosciuta come
ritratto del console Lucio Emilio Paolo, oggetto, nel frattempo, di intervento conservativo presso l´Istituto Centrale
per il Restauro.
di Mario Cygielman
Giuliano De Marinis
Mario lozzo