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Testa di Dioniso. Elemento decorativo
di traversa di arpa.
Arpa con traversa configurata a
volatile.
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L'arpa. Tra gli strumenti musicali a corda, l'arpa
rivestì nel mondo greco un ruolo del tutto secondario perché
fu considerato sempre un elemento estraneo alla tradizione culturale
ellenica e, a differenza della lyra e della cetra, non ebbe alcun
rilievo nel metodo educativo e in campo pedagogico.
Dal racconto delle immagini, che in questo caso sono comunque abbastanza
rare, appare evidente che fu considerato uno strumento adatto quasi
esclusivamente alle donne, che lo suonavano all'interno dell'ambito
domestico, e, sempre dalle riproduzioni pittoriche, ci si può
fare un'idea della sua struttura.
Lo forma era infatti più o meno quella di un triangolo, con
la cassa di risonanza costituita da uno dei montanti che si allargava
verso l'alto e che era tenuto in posizione quasi verticale, stretto
contro il corpo della suonatrice, mentre sulle ginocchia poggiava
la base, formata da una semplice traversa. Le corde, tutte di identico
spessore, erano tese obliquamente tra questi due supporti, per cui,
diversamente da quanto avveniva nella lyra e nella cetra, erano
di misura differente, le più lunghe utilizzate per i suoni
gravi, le più corte per quelli acuti. Erano probabilmente
venti, se dobbiamo ritenere veritiera la testimonianza fornitaci
da una riproduzione vascolare perché, come per quasi tutti
gli strumenti di questo tipo, manca un qualsiasi riscontro specifico
nella realtà archeologica, non essendoci pervenuto alcun
reperto integro in grado di confermare tali supposizioni.
Il rinvenimento tarantino, che si espone per la prima volta nella
sua integrità, costituisce in effetti una rara, se non unica,
eccezione in questo senso, benché dello strumento si conservino
in realtà solo pochi elementi, come le chiavi in osso e la
testina del dio Dioniso realizzata nello stesso materiale, che doveva
avere una semplice funzione decorativa sulla traversa. In questa
sede se ne è proposta pertanto una ricostruzione grafica,
basata naturalmente sulle testimonianze iconografiche, comunque
semplicemente indicativa dello strumento che, realizzato quasi completamente
in materiale deperibile, deve ormai considerarsi perduto per sempre.
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