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Apollo citaredo. Particolare del rilievo
sulla "Base di Mantinea".
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La cetra. La cetra, la kithàra degli antichi
greci, fu lo strumento a corda più utilizzato nell'antichità
dai musici professionisti perché la sua struttura, molto
più complessa di quella della lyra, consentiva effetti sonori
particolari; in questo modo, essa permetteva agli esecutori lo sfoggio
di interpretazioni virtuosistiche di grande presa sul pubblico,
motivo per cui fu prevalentemente utilizzata come strumento solista
più che nell'accompagnamento del canto, come avveniva invece
per la lyra.
Di grandi dimensioni, tanto da superare in alcuni casi la metà
dell'altezza di un uomo, era costituita da una cassa di risonanza
in legno, generalmente di forma trapezoidale, talvolta anche o profilo
arrotondato, direttamente prolungata nei due bracci laterali, che
erano tagliati nello stesso pezzo di legno. La parte più
alta, a prisma, era attraversata dal giogo ed era collegata da uno
specie di spirale alla parte mediana, nella quale erano due "anse",
cioè due montanti ricurvi di ineguale misura, la cui funzione
non appare chiara per mancanza di testimonianze antiche in proposito.
Le corde di budello di montone, collegate alla cassa per mezzo di
una cordiera e di un ponticello, erano tese su un giogo che veniva
fatto ruotare mediante due chiavi sistemate alle estremità.
Stringendo o allentando queste ultime, si tendevano o allentavano
le corde che, come nella lyra, avevano uguale lunghezza, cosicché
la differenza di suono era dato dal diverso spessore che le caratterizzava
e dalla loro tensione, La corda più spessa dava pertanto
il suono più grave, mentre la tensione, come nella lyra,
era regolata dai piroli (kòllopes) sistemati sul giogo. Poiché
lo strumento aveva un peso notevole, il suonatore utilizzava uno
cintura in cuoio, talvolta riccamente decorata che, fissata da un'estremità
ad un perno inserito davanti alla cassa di risonanza, consentiva
di mantenere la cetra in posizione verticale infilando II polso
sinistro nell'altra estremità della cintura.
Le immagini riportano spesso, accanto alla lyra e alle cetre, la
presenza di un drappo ricamato o, più frequentemente, di
una pelle di pantera. E' improbabile che si tratti di un astuccio
in cui riporre gli strumenti a causa delle dimensioni assai ridotte,
mentre è assai più verosimile pensare ad una copertura
che veniva probabilmente legata sulle corde e che serviva a proteggere
le parti più delicate di questi strumenti quando essi non
venivano utilizzati.
Il plettro. Oltre che con il semplice tocco delle
dita, le corde della lyra e della cetra erano suonate per mezzo
di un particolare strumento, il plettro, la cui realizzazione era
considerata talmente impegnativa da richiedere l'impiego di artigiani
specializzati in questo genere di lavoro. I materiali utilizzati
erano di diverso tipo, come il legno, l'osso, l'avorio, il metallo
e persino, in un caso, una pietra preziosa come lo smeraldo, così
come assai varia era la forma dell'oggetto stesso, a bastoncello,
a linguetta, a petalo. In ogni caso, comunque, esso terminava con
un uncino, che talvolta assumeva la forma di una "T" o
di una freccia, e che serviva a percuotere le corde dello strumento
da suonare, al quale il plettro era in genere unito mediante una
cordicella.
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