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STRUMENTI A CORDA: LA LYRA

Apollo e Musa con lyra
Apollo e Musa con lyra. Coppa attica a fondo bianco.

prospetto interno e sezione delle casse di risonanza
Prospetto interno e sezione delle casse di risonanza

La lyra. Sin dai tempi più remoti, la lyra fu lo strumento musicale più conosciuto nell'antica Grecia e più frequentemente raffigurato sui vasi attici che ne danno una descrizione del tutto identica a quella riferita dalla tradizione mitica, in cui se ne attribuiva l'invenzione al dio Kermes bambino.
La cassa di risonanza (.ekéiorì) era in origine costituita da un carapace di tartaruga, svuotato, sul quale era tesa una pelle bovina, mentre più tardi si adoperarono anche casse in legno o in avorio, sempre in forma di guscio, ricoperte di scaglie ugualmente ricavate do un carapace.
Dalla cassa partivano due bracci leggermente incurvati (péchefe), in legno, che reggevano un sostegno trasversale, detto giogo (.zygòn), anch'esso realizzato in osso o in avorio. Esternamente, sia a destra che a sinistra, erano inserite due chiavette sagomate alle estremità e incastrate sul giogo con le corde per cui, girando queste chiavette, girava anche il sostegno, tendendo le corde per accordarle o allentandole tutte insieme per non sottoporle ad un inutile sforzo, quando lo strumento era inattivo.
Le corde, il cui numero variò da tre a sette sino al V secolo a.C., erano generalmente di budello ritorto di montone, ma erano anche fatte con i tendini di animali o con corde intrecciate di canapa; erano collegate alla cassa mediante una cordiera (.chordòtonon) e sostenute da un ponticello (magàs) che serviva a tenerle distanti dalla cassa di risonanza e, che, contemporaneamente, consentiva di trasmettere a quest'ultima le vibrazioni delle corde pizzicate dai suonatori. Queste venivano tese sul giogo mediante dei piroli (tò/topes), strisce di cuoio tagliate dal collo di bue che, aderendo strettamente alle stesse per la presenza di grasso colloso, impedivano che si allentassero; manipolandoli, era invece possibile modificare la tensione delle corde, correggendo in tal modo l'accordo, anche se con questo metodo non si era in grado di raggiungere una perfetta intonazione, così come avviene oggi con gli strumenti moderni. Mediante una fascia legata ad uno dei bracci della lyra, che passava intorno all'avambraccio sinistro del suonatore, era possibile tenere stretto accanto al corpo lo strumento, che veniva normalmente suonato con il plettro impugnato nella mano destra, mentre le corde erano accarezzate anche con le dita della mano sinistra, con le quali, volendo, si potevano interrompere parzialmente le vibrazioni, ottenendo così effetti particolari. A causa della sonorità piuttosto ridotta che la caratterizzava, la veniva comunque utilizzata negli ambienti non molto vasti, come le sale da banchetto, per accompagnare i canti conviviali o i versi improvvisati dai partecipanti, ma fu soprattutto considerato lo strumento ideale per l'insegnamento della musica e del canto nelle scuole.

Selezionando il link sottostante è possibile ascoltare una ricostruzione di come potrebbe essere stato il suono della lyra.

Il suono della lyra
(liberamente tratto da Musique de la Grèce Antique)

 

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DI GREGORIO PANIAGUA, ATRIUM MUSICAE DE MADRID