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Armonie o modi
(da www.cronologia.it/mondo11v.htm)
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Fortunatamente, i lavori di teoria musicale risalenti all’Antica Grecia non hanno avuto lo stesso destino
della musica prodotta, la quale è da considerarsi per noi definitivamente perduta.
La teoria musicale, di cui è impossibile stabilire con certezza la concreta rispondenza alla
pratica, ci è tramandata infatti da numerosi trattati, e ha influenzato largamente la teoria medievale
e rinascimentale, divenendo parte integrante delle culture dei popoli occidentali, gli eredi della cultura ellenica.
L’armonia così come l’intendiamo oggi, ossia come sovrapposizione e organizzazione di suoni e di accordi, era
del tutto assente dalle composizioni musicali, che si esprimevano invece esclusivamente attraverso la pura melodia:
l’accompagnamento strumentale, mediante un insieme di suoni diversi, acuti e gravi, seguiva cioè fedelmente
lo sviluppo del canto con una musica semplice e lineare che aveva lo scopo di sottolineare il testo poetico, fondendosi
con gli accenti ritmici dei versi.
Il sistema musicale si fondava sui cosiddetti tetracordi, insiemi di quattro note formanti due intervalli di tono e uno di
semitono. La diversa posizione dei semitoni caratterizzava le armonie (o modi) dorica, frigia e lidia, che venivano a formare scale
composte dall’unione di due tetracordi dello stesso genere. Si è soliti far corrispondere il dorico a una scala diatonica discendente
da mi a mi, il frigio da re a re, il lidio da do a do. Asimmetrica è invece l’armonia misolidia (da si a si). Con lo spostamento dei
tetracordi si ottenevano le armonie iperdorica, iperlidia e iperfrigia (una quarta sopra) e ipodorica, ipolidia e ipofrigia (una
quarta sotto). Si distinguevano inoltre i generi diatonico, cromatico ed enarmonico, per cui, restando immutate le note estreme del
tetracordo, variavano gli intervalli all’interno. Dunque un tetracordo dorico nel genere diatonico si configura in senso
discendente (mi-re-do-si), cromatico (mi-do diesis, do-si), enarmonico (mi-do seguito dalla divisione del semitono do-si in due
parti di tono). La trattatistica ci tramanda due sistemi di notazione alfabetica, uno per la musica vocale e uno per quella strumentale;
il primo era basato su ventiquattro lettere dell’alfabeto ionico, il secondo era composto da quindici segni distinti, derivati probabilmente
dall’alfabeto arabo.
(da: A. D’Amicis, L’arte delle Muse, Spazio M.Ar.Ta.,
Taranto, 1999; Music of Ancient Greece, www.rakkav.com/kdhinc/pdf/mga_booklet.pdf; www.satyrnet.it/ellade/musica.htm)
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