Terra, grano e argilla, tre elementi-chiave dell´inedito scenario che nel VI millennio a.c.,
in un mutato rapporto con le risorse naturali dell´ ambiente, viene configurandosi nell´ Italia sud-orientale,
sull´onda di nuovi elementi culturali introdotti via mare e provenienti da lontane regioni del Mediterraneo orientale.
Nell´areale della Bassa Murgia barese, contraddistinto da un paesaggio appena modellato da modesti rilievi solcati dalle
"lame", digradanti verso pianure costiere più ampie delle attuali, le ricerche documentano, nei pressi di limitati
corsi d´acqua o,di localizzate lagune, l´attecchimento del nuovo modello insediativo, con villaggi stabili, di estensione
tra uno e due ettari, ed economia di sussistenza basata sulla cerealicultura (grano vestito e orzo) e sull´allevamento
degli ovicaprini.
La produzione di contenitori in argilla cotta decorati ad impressioni a crudo che contrassegna
questi siti, pur nella variabilità locale, è un elemento accomunante e di collegamento ad altre aree del Mediterraneo,
dall´Oriente alla penisola iberica, che contrassegna l´ideale percorso del processo di trasformazione economica
e culturale che lo diffusione del Neolitico comporta.
Scavi, ricerche e studi sull´area della Bassa Murgia coordinati dalla Soprintendenza, sollecitati da un rinnovato
interesse da parte delle Amministrazioni comunali di Bisceglie per le Grotte di Santa Croce, di Modugno per l´insediamento
di Balsignano e di Molfetta per il Pulo, integrano le nostre conoscenze su quanto già noto dal sito costiero di Scamuso,
allargando il campo con maggior dettaglio alla forma e all´organizzazione degli abitati, agli aspetti della religiosità
e del rituale funerario, alle produzioni artigianali e alla rete di scambi a lungo raggio di materie prime come la pietra,
la selce, l´ ossidiana.
L´insediamento del Pulo di Molfetta, già noto dal secolo scorso, occupava un pianoro di due ettari
in una posizione particolarmente felice anche per la relativa vicinanza alla costa, in un paesaggio poco
forestato e adatto all´agricoltura, ai margini di un´ampia dolina carsica, detta localmente pulo, al cui interno
la presenza di grotte e ripari adibiti ad usi funerari e cultuali lungo le pareti calcaree e di risorse idriche
sul fondo costituiva un ulteriore motivo di richiamo. La costruzione di un´opera muraria considerevole in pietra a
doppio filare di m 2 di larghezza, per uno sviluppo complessivo di m 70, era probabilmente finalizzata a recingere
una parte dell´abitato destinata all´allevamento bovino e ovino ben documentato dalle ricerche. Di particolare interesse
l´attestazione di un artigianato ceramico specializzato nella produzione, insieme ad altre, di ceramica impressa digitale,
strumentale e cordiale del tipo appunto di Molfetta e di officine litiche in loco per lo produzione di strumenti in selce.
Labitato di Balsignano, a sud-est del Pulo di Molfetta, lambiva le sponde del basso corso di Lama Lamasinata,
ancora oggi caratterizzata da boschetti di querce e vegetazione a macchia mediterranea. I due grandi ambienti abitativi
evidenziati, distanti circa 20 metri uno dall´altro, datati in cronologia assoluta al 5400 a,C, rappresentano la
testimonianza più completa e più complessa per quanto finora noto nell´Italia meridionale di architettura neolitica,
con "capanne" a pianta rettangolare, angoli arrotondati, pavimentazione a vespaio di pietre, zoccolo perimetrale
in pietra ed elevato in paletti e travi in legno, canne e rivestimento a crudo di impasto argilloso.
Nei pressi, focolari e strutture accessorie per la cottura a cielo aperto possono essere ricondotti alla
manipolazione e alla cottura dei cibi. Contenitori in impasto tra cui predominano quelli decorati a
impressioni, macine in calcare e lame in selce immanicate in falcetti lignei costituivano i tipici caratteri
distintivi degli antichi agricoltori stanziati a Balsignano.
Una delle sepolture riferibile ad un soggetto femminile di cinquanta anni di età, e datata in cronologia
assoluta C14 calibrata al 5600 a,C, indica la pratica della posizione rannicchiata sul fianco, in fossa ovale,
priva di oggetti di corredo, con alcune lastre in calcare a parziale copertura del tronco dell´individuo.
In collaborazione con la Sezione di Ecologia preistorica dell´Università di Siena, la ripresa delle ricerche
all´interno di Grotta Santa Croce portava al rinvenimento, nella serie di livelli neolitici, di un particolare
contesto caratterizzato da una paleosuperficie del Neolitico Antico, che ha come termine ante quem il 5300 a.C.
in cronologia C14 calibrata, con i resti ben conservati di una stuoia in fibre vegetali intrecciata a spirale,
depositata nei pressi di alcune vaschette naturali in cui doveva raccogliersi dell´acqua.
La presenza di frammenti di ceramica decorata con motivi antropomorfi nelle vaschette, e nei livelli di copertura
di una grande concentrazione di cariossidi di graminacee (Triticum sp. e orzo) carbonizzate, fa rientrare il
contesto nelle manifestazioni di segno cultuale che si attestano in alcune grotte dell´areale murgiano,
prevalentemente connesse con i cicli del raccolto e con l´acqua.
Sulla parete della grotta, alcuni pittogrammi in rosso, nella cui raffigurazione si colgono dei riferimenti chiari
alle ben note pitture di Porto Badisco confermando la valenza cultuale del complesso
nel corso del Neolitico.
Manifestazioni riconducibili al patrimonio simbolico del più antico Neolitico provengono sempre da Grotta Santa Croce,
come una pintadera in terracotta, timbro per tatuaggi o sigillo. Al mondo ideologico ,e religioso dei più antichi
agricoltori della Murgia riporta un prezioso repertorio iconografico, costituito dalle più antiche rappresentazioni
sulle ceramiche della figura umana o della divinità, espressione di fecondità-fertilità (dea madre),
con l´intera figura o parti di essa o ancora con il volto, più raramente a tutto tondo, di cui alcuni esemplari
particolarmente rappresentativi, provengono dagli insediamenti del Neolitico Antico del sud-est barese in territorio
di Rutigliano (Madonna delle Grazie e Torre delle Monache).